Borghi, musica e parola del colore

di  - 2004

presentazione in Grafie - 2004



...La misteriosa temperie, l'agone di senso e di sensi che – in una gestualità rituale, metodica, calma ma anche parossistica, quasi negando la fatica e il ripensamento – formano la “pasta” di un quadro di Borghi, la sua arcana eppur leggibile fisicità, hanno infatti molto a che vedere proprio con la musica e con la poesia. Basta scorrere la bibliografia dell'artista di Campegine per appurare come nell'ultimo decennio il suo lavoro per vasti cicli di pittura si sia dipanato dentro suggestioni derivate da queste forme dello spirito. Si pensi alle memorabili mostre dedicate a Lorca, Dickinson, Shelley, Eliot, Campana, Menozzi, Verdi.
Ogni volta, al successivo cimento, il percorso di Borghi ha documentato non un semplice ricominciamento, bensì un nuovo inizio, la testimonianza di un ininterrotto stato di grazia, di una dispendiosa e dolorosa certissima felicità, e plenitudine espressiva, quasi che ogni ciclo segnasse soltanto il tempo, la pausa necessitante e necessaria, il “ritmo” musicale, appunto, di un'unica, dispiegata, solenne partitura, quella partitura, quella pagina che è la vita con la relativa, inaggirabile e fatale corona di spine, di rimpianti e di amarezza,di lutti e di ferite, riscattate qui dalle piccola gioia della pittura, dal perdersi nella musica del colore, nella prediletta tastiera del rosso cadmio e del blu oltremarino.
L'opera di Alfonso Borghi resta saldamente ancorata nel terreno dell'informale internazionale, più europeo che americano, più Soulages e Futrier che De Kooning.
Ma questa fedeltà si traduce – ormai costantemente – in esiti innovativi e di assoluto rilievo,
come testimonia una materia affocata e insieme crepuscolare, incandescente ma anche ombrosa e malinconica come la sera che scende inesorabile sul cuore alla fine di ogni dì, segnando un'altra tappa del nostro disperato e sublime nulla.