I Racconti Dell'Anima

di  - 2011

L'arte come anelito dell'uomo alla verità

Avendo ormai presentato molte volte, in numerosissime mostre, il mio amico Alfonso Borghi, importante e famoso artista, non mi riesce trovare molto facilmente parole nuove, anche se la sua pittura che si rinnova in continuazione, non producendo mai un dipinto uguale ad un altro, mi aiuta e mi spinge ad approfondire sempre meglio il discorso sulla sua arte che è, come lui, un vulcano in eruzione.

E' vero che la forza dell'arte non sostituisce la vita, però ne filtra la misteriosa essenza. Questa volta si può dire: la mostra di Alfonso Borghi è uno straordinario accadimento e rappresenta un grande onore per l'artista essere stato scelto per l'inaugurazione delle nuove sale espositive di Palazzo Ducale, istituzione nobile, antica e gloriosa della dinastia dei Gonzaga, i quali furono grandi, appassionati e competenti collezionisti d'arte. Purtroppo solo il superbo camino, in marmo di Verona, non riuscirono a smurare e portar via; tutto il resto di quella meravigliosa e ricca collezione d'arte (messa insieme da Ferrante con magnifici arazzi fiamminghi, da Cesare con marmi ed antichità e da Ferrante 2 con famosi dipinti, ricordati dal celeberrimo pittore, architetto e scrittore Giorgio Vasari come facenti parte di una delle raccolte più complete e preziose del tempo) non rimane più nulla, avendo fatto sparire anche il ricordo, che noi vogliamo rinverdire, perchè, attraverso la storia del passato - come attraverso la storia dell'arte - si può rappresentare la storia del presente. Io mi auguro che questa mostra possa servire anche a rivivere il passato ed a continuare quella tradizione che ha fatto onore e dato prestigio a Guastalla. Palazzo Ducale è stato costruito cinquecento anni fa e, va ricordato onestamente, ai tempi nostri fu acquistato dalla precedente amministrazione comunale, mentre la restaurazione è stata conclusa dagli attuali pubblici amministratori ed io vorrei che tutti insieme i guastallesi - senza distinzione partitica - salutassero con entusiasmo l'odierna inaugurazione che offre l'immagine di una città che vuole rinnovarsi e dare spazio all'arte ed alla cultura, le uniche fonti capaci di produrre partecipazione e coesione sociali unanimi. Alfonso Borghi, a differenza degli artisti che lavoravano per i Gonzaga, non è un pittore di corte, ma un artista di origine popolare, la cui nobiltà e fama gli derivano solo dal lavoro artistico intrapreso che gli ha fatto fare molta strada, raggiungendo vasta notorietà, realizzando dipinti sparsi in tutto il mondo, ottenendo riconoscimenti unanimi di storici e critici d'arte, di stampa e di pubblico. E', questa, una mostra antologica che traccia, quindi, tutto il lungo percorso della produzione dell'artista, il quale è partito da ascendenze futuriste per giungere ad un espressionismo informale che gli farà scoprire le potenzialità della materia e della gestualità. Ha attraversato tutte le avanguardie e le correnti per affermare solo il proprio stile e diventare un orgoglioso solitario che si rinnova sempre. Qualche volta accade - ha detto Leonardo - che i quadri assomiglino ai pittori che li hanno dipinti: è il caso di Borghi, precisando, però, che i suoi quadri non rispecchiano il suo viso, ma assomigliano alla sua vita che è libera e quando dipinge insegue un pensiero che presto abbandona per corteggiarne un altro. Movimento, mobilità e dinamica determinano lo snodarsi della vita dell'uomo e Borghi vuole rappresentare nella pittura una realtà in movimento che si trasforma continuamente. Egli usa una pittura liberata dal giogo della natura, portandola alla purezza dei tempi pittorici e dei mezzi espressivi: una pittura incentrata, oltre che sui contenuti, anche sul colore. I suoi dipinti sono un tripudio di gialli, ocra, rossi, blu, bianchi e neri gettati con forza sulle tele che ci circondano come uno spazio naturale, saturo, quasi surreale. La materia ed il colore dei dipinti saranno spinti, da Borghi, nelle profondità più recondite del suo essere ed io, più volte, entrando nel suo studio, l'ho trovato - in disparte e solo - a contemplare le sue opere ad occhi aperti e, ancor più intensamente, ad occhi chiusi, cercando di capire se è riuscito a creare quell'atmosfera che Giorgio De Chirico cercava per “ sbarazzare l'arte da ciò che essa contiene di conosciuto sino ad oggi; ogni idea ed ogni simbolo devono essere messi da parte, avendo una grande certezza in se stessi e nel proprio lavoro”. I dipinti di Borghi sono basati sui colori, sulla materia, sulla luce, sulle linee alla maniera di una composizione musicale; non seguono la natura, bensì tentano di esprimere una particolare realtà soggetta alla volontà dell'artista. Visitare le sue opere, non è una passeggiata, ma un lungo viaggio, un prodigioso itinerario che - a prima vista - sembra toccare terre già esplorate, ma poi ci si accorge che comunica il presentimento della scoperta con brillantezza di colori, varietà di forme, nitore di luci. Borghi è un pittore moderno: dipinge il presente, studia il passato, si proietta nel futuro. E' un pittore che continua a fare pittura, con la stessa intensità, con lo stesso impegno, con la stessa forza con la quale la facevano i maestri del rinascimento: è un pittore nuovo,inventivo, ma non è all'ultima moda. Oggi è all'ordine del giorno la fotografia, l'istallazione e la proiezione, con la quali io assolutamente non ce l'ho, perchè si può essere, più o meno d'accordo, ma sono sempre espressioni artistiche. Non tollero, invece, qualcosa di peggio; sono contro coloro che fanno i provocatori e che non hanno talento. Una riflessione va fatta sul senso e sulla funzione dell'arte, in una società spesso degradata dalla volgarità in cui uomini e cose si immiseriscono e non c'è spazio di riscatto, né parola per la sofferenza che tutti travolge. Ci sono stati pittori che hanno veramente dato adito al nuovo ed all'incontro che il xx secolo stava cercando di avere con la materia e la forma e che sono stati chiamati dal destino ad innovare l'arte in tutto il mondo. E' necessario continuare ad approfondire ed aggiornarsi su tendenze, stili ed innovazioni e sono rivoluzionari i tagli di Fontana, le ovatte di Manzoni, la pipa di Magritte, la tela tutta nera di Malevic: sono tutte metafore di un processo di decostruzione che hanno sconvolto il mondo dell'arte, scrollando i significati originali della realtà visibile. Tutto questo comprendo bene ed approvo, ma non accetto la schizofrenia dei cosi detti artisti contemporanei che si gloriano del nulla e che vivono sullo scandalo e sulla provocazione. Che arte c'è nel dipingere il Papa in mutande e reggipetto o scolpire la Madonna nera, ricavandola da escrementi di animale o comporre un crocifisso avvolto in un preservativo? Sono opere che non fanno nemmeno ridere, ma fanno semplicemente pena, provocando solo disgusto. La Crocefissione non è un tema per sprovveduti o degenerati. Si può essere credenti e no, ma il crocifisso non può essere vilipeso, perchè rappresenta un mistero che scuote profondamente l'animo umano. Ci sono crocifissioni di grande valore e di famosi maestri antichi che hanno una forza ed una drammaticità che penetra nella carne e fa spiccare il sangue. C'è proprio bisogno di crocifiggere una rana od una donna nuda per fare una cosa nuova, mai fatta da nessuno? Allora io dico: “ Bravo Borghi” che non so se sia un buon parrocchiano, ma so che ha dipinto, per il suo amico arciprete, una serie di acquerelli sulla “ Via Crucis”che sono di una efficacia e di una validità uniche: ci respiri dentro e ti illumini di infinito. In questa mostra c'è una novità ed è una particolarità da rimarcare: sono esposte per la prima volta - in sale separate - le carte della signora Aliuccia. Sono quelle che la moglie, con fatica, ha messo insieme, sottraendole al marito, più o meno consenziente. Queste ultime opere non vanno descritte, vanno ammirate per la loro freschezza, per il loro sapore, per la loro immediatezza. Lei dice che mette in disparte solo gli avanzi, ma in realtà avanzi non ce ne sono mai ed è, quindi, costretta a portarli via, anche se non sono ancora firmati.

E' soprattutto il colore che arricchisce le opere di Borghi di un fascino e di un velo di mistero che si cela dietro ciò che non si comprende fino in fondo, perchè l'arte non si lascia mai decifrare del tutto. I suoi dipinti, del resto, non hanno bisogno di molte illustrazioni, perchè spiegare la bellezza significa intaccarla e definire il fascino vuol dire avvilirlo. Per interpretarli possono aiutare i versi del poeta Valerio Magrelli: “ Non si intravede nulla, c'è solo la materia che scorre con un colore mobile e perpetuo”. Ed allora bisogna fermarsi, perchè occorre una pausa e un momento di silenzio, di quei silenzi che si formano d'improvviso come crepe sulla superficie della terra. Si sa: i dipinti degli artisti parlano linguaggi differenti a seconda di chi li guarda e di chi li legge. Quelli qui esposti sembra sentirli vibrare per quanto sono carichi di forza pulsante; ci si sente scossi fin dentro l'anima da opere fatte di colore e materia e che costituiscono un possente documento del mondo d'oggi. E non sai mai se sia una visione veritiera oppure una verità visionaria e diventa solo una realtà fattasi arte senza residui e senza orpelli.

Giuseppe Amadei