L'incontro con Fellini

di  - 2000

Introduzione al catalogo 'Amarcord: omaggio a Federico Fellini'

...Le tele del pittore reggiano, tutte uguali nel formato, come fotogrammi di una pellicola cinematografica, fermano un'emozione che di un'opera di Fellini è rimando, impastata con asprezza in cromatismi spessi e unghiati, graffiati e addensati, con piani che si accavallano e si annullano, si sovrappongono, alla ricerca di una luce della memoria che tende ad annullarsi in un colore dominante, in un monocromo screziato e screpolato.

L'operazione della memoria diventa così linguaggio dei sogni perché Borghi si è solo lasciato sfiorare da Fellini e dalla sua ricchezza d'immagine, dal suo eccesso d'invenzioni, quasi frapponendo un vuoto, dal quale farne emergere brandelli di ricordo, evocazioni di sensazioni e di atmosfere, echi più che citazioni, allusioni che sono specchiamenti, in una continua precaria sospensione fra figurazioni e astrazione, tra pura emozione, riscrittura di turbamenti antichi, e indicazioni iconografica semplificata per rimandare all'originale.

Borghi ha scelto di attraversare l'opera di Fellini e di farsene percorrere, in un sottile gioco di rimandi che, specchiamenti e sensazioni, si risolvono in impressione retinica, immagine trattenuta dall'occhio, che sotto la palpebra si viene sfacendo, screpolando in luci sfarinate, in cromie restituite, come sbiadite fotografie, alla tela...

Come in Fellini c'è nell'informale espressionista di Borghi qualcosa di barbarico, una ricchezza frammentata e screziata, che si disfa nella luce, in una luminosità che ha lampi improvvisi d'ombra, altrimenti stesa e opalescente, al punto di assorbire la più densa materia, di avere bisogno di espandersi oltre la bidimensionalità della tela per acquisire un'ulteriore profondità, come nella citazione di Fellini-Satyricon dove l'elemento della scala del cortile piazza è prima costruito con gradini di legno che vengono colmati, annullati dal colore farinoso di tutta la scena, che imbianca cose e figure in un monocromatismo che ha l'esilità e la tenuità orientale, il fascino sottile dell'esotico, di un mondo altro. Ambigua citazione dell'originale e luminosa solare istantanea di un groviglio di esistenze estranee e, nello stesso tempo, familiari...