'Quei Colori che palpitano'

di  - 2000

Introduzione al catalogo 'Amarcord: omaggio a Federico Fellini'

Nella pittura astratta capita non di rado che i titoli dati ai dipinti siano puri pretesti, o forse sarebbe meglio dire "post-testi", nel senso che nascono dopo l'elaborazione dei testi pittorici e vengono ad essi semplicemente aggiunti o applicati, senza che abbiano avuto alcuna funzione nella genesi dell'opera.

In Alfonso Borghi si ha invece l'impressione esattamente contraria, di un motivo ben preciso che detta l'ispirazione del quadro e che resta poi fissato nel titolo; anche se la quasi totale mancanza di appigli figurali rende difficile o impossibile all'osservatore, di riconoscere il tema in termini di iconografia. Ma allora, di dove nasce questa impressione? Credo che nasca dalla vocazione naturalistica della pittura di Borghi che nei colori, nei movimenti delle forme, nella densità e nel respiro stesso della materia rivela sempre il suo originario stimolo di "verità", l'assonanza simpatetica con i colori e le forme della natura, della realtà.

Il suo quadro non è una costruzione del tutto mentale o puramente formalistica, alla quale, a cose fatte, l'occhio stesso dell'autore può guardare con distacco e curiosità andando alla ricerca di casuali emergenze che possono suggerire una intitolazione; ma al contrario, è una costruzione carnosa e pulsante, nata dalla convergenza di impulsi dell'occhio, del sentimento, della memoria, attivati da quel particolare riferimento a una situazione vissuta, di immagini e di emozioni. E questa situazione vissuta può essere il contatto con un paesaggio, un incontro, il ricordo di un evento: ma anche, come nel caso di questo omaggio a Federico Fellini, l'evocazione di un autore e di una sua avventura della fantasia, che si sia trasformata in patrimonio collettivo...