Mostra in Sala D'Arte Bollaffi - Torino

di  - 1974

1974 - Torino

Tra i pittori giovani che si trovano in provincia, l'incontro con Alfonso Borghi è tra i più interessanti. Perché? Perchè Alfonso Borghi non é uno di quei giovani che si dedicano semplicemente alla ricerca di un piccolo successo locale o di un semplice seguito delle mode in corso. Quando ho visto i suoi quadri che esporrà ora alla Galleria Petrarca di Parma, mi sono subito chiesto quali erano le sue origini, che ora mi sono chiare e che me lo fanno simpatico. Borghi ha cominciato a dipingere paesaggi, per la passione della pittura, Poi si è accorto che esisteva la classe operaia, con la sua vita più che con i suoi problemi, con il suo modo di essere più che con la sua ideologia. Ho visto i suoi primi quadri, ispirati a una stilizzazione che poteva avere rapporti anche con ottimi pittori lombardi, tipo Trento Longaretti, Ma le sue opere recenti mi hanno convinto che Borghi ha affrontato di petto i problemi, demistificando tutto il possibile intimismo e pietismo che era implicito nella prima concezione, e raggiungendo d'impeto i valori emblematici dell'uomo in mezzo agli uomini, valori che non passono mai per la descrizione puntuale degli stati d'animo, ma per il momento folgorante di una sistuazione esistenziale, che è la vera chiave di inediti scorci su quel tanto che sfugge al più ma che diventa progressivamente realtà di tutti.
Oggi Borghi vede uomini che hanno tutte le caraterristiche della bruttezza, anche del ludibrio, che il corpo nudo porta con sé come la natura porta il detrito della tempesta (chepuò essere la tempesta subita dall'anima e dal corpo nel corso della vita). Questi uomini sono esposti in una specie di Golgota (in questo senso Borghi accettà la religione di ogni uomo che non è egoista) dove l'Uomo è osservato in una condizione di inferiorità da altri uomini con la lettera minuscola che lo guardano disperati e soddisfatti (disperati perchè ciò può capitare ad ognuno di noi, soddisfatti perchè quella sorte non è capitata a noi).
Questi uomini si abbracciano, si accostano in lubrichi contatti, si scontrano in un ordine trascendentale.

Gianni Cavazzini, che ha scoperto il pittore Alfonso Borghi dice che ciò che più allarma nelle visioni di Borghi, è la perdita di una sicura identità, quasi un presagio del futuro “uomo di serie”, sgomento e impaurito di un orizzonte oscuro.
Come non condividere questa impressione, come non sentirla attuale nell'opera di Borghi? Io ritengo che i giovani pensanti, finchè, dotati come artisti come Borghi è indubbiamente dotato, non possono che passare per questa fase prima che una luce, che può venire soltanto da un mescolarsi più disinvolto con i problemi di tutti, possa portare più avanti un'impressione che è già qualificante ed emblematica.